I vini della Valpolicella secondo Buglioni

L’incontro con Mariano Buglioni, dell’omonima cantina a Corrubbio di San Pietro in Cariano, in provincia di Verona, ci ha fatto conoscere un produttore che si affaccia, relativamente da poco tempo, sulla scena della Valpolicella.

Dopo il successo della famiglia nel mondo dell’abbigliamento è stato fatto l’acquisto iniziale nel 1993 di un casale circondato da cinque ettari di terra coltivata, con vigneti e oliveti. Dopo i primi anni dove la proprietà era un luogo di rifugio, spensieratezza e di autoproduzione ci racconta Mariano «Il vino è passione, tumulto, sentimento, ardore, qualcosa che ti sorprende, come la vita. Mi piace “smarrirmi” nei miei vini e scorgervi l’essenza dell’umana natura, lasciandomi andare a ogni sorso, per concedermi piacevoli sensazioni e licenze. Il vino ci rende indulgenti e capaci di ascoltare, ci permette di avvicinarci senza pregiudizi al fuoco che arde e le umane debolezze assumono connotazioni inaspettate. Poi però si è accesa una scintilla. Il vino che nasceva da questa terra, anche se fatto in maniera amatoriale, aveva delle grandi potenzialità e abbiamo deciso di abbandonare la totale spensieratezza e cominciare a fare sul serio ».I vini della Valpolicella secondo Buglioni

Così nel 2000 iniziò a fare ristrutturare il casale e ad ampliare la cantina interrata. Il passo successivo per ottenere vini che fossero espressione del territorio è stato di scegliere Diego Bertoni, un enologo di talento, giovane e ancora senza influenze stilistiche. Le uve aggiunte a quelle già esistenti sono attualmente delle varietà tipiche della Valpolicella Corvina, Molinara, Corvinone, Rondinella, comprese le meno note Oseleta, Croatina, Perlara e Negrara e iniziando la nuova produzione nel 2002.

La raccolta e selezione dei grappoli a mano, la vinificazione di solo il 60% del raccolto, la conversione al biologico dal 2015 testimoniano la passione di Mariano Buglioni per il vino. Nei vigneti si utilizza quasi nella totalità il sistema della “pergola doppia”, storicamente legato alla Valpolicella e ai suoi vini.I vini della Valpolicella secondo Buglioni

Dai cinque ettari iniziali, si è arrivati a cinquanta ettari vitati su due terreni nel comune di San Pietro in Cariano, con terreni leggeri, alluvionali e una produzione attuale di circa 240.000 bottiglie all’anno. Nove i vini in produzione: il Brut bianco “Lo Spudorato” da Garganega e Durella, e il Bianco delle Venezie “Il Disperato” da sola Garganega, lo spumante Brut Rosè “Il Vigliacco” da uve Molinara, un Valpolicella Classico “Il Valpo”, il Valpolicella Superiore “L’Imperfetto”, il Valpolicella Ripasso “Il Bugiardo”, l’Amarone e l’Amarone Riserva “Il Lussurioso”, per concludere con il Recioto “Il Narcisista”.
L’incontro presso Il Liberty a Milano è esordito con Molì un rosato frizzante delle Venezie ottenuto dalla vendemmia 2016 di sole uve Molinara con un metodo ancestrale. Un nuovo vino con sole 1500 bottiglie prodotte, che commenta Buglioni “Sono finite in un baleno al punto che pensiamo di incrementarle”. Fratello più giovane de “Il Vigliacco” ha profumi di frutta, di lieviti e una lieve nota speziata. Sorso piacevole e sentori corrispondenti al naso.

L’assaggio dei vini successivi inizia  con il Valpolicella Classico “Il Valpo”che propone, nel nostro incontro, abbinato al piatto “Polpette ala melanzane” dello chef Andrea Provenzani. L’annata 2016 composta da 60% Corvina, 25% Corvinone, 10% Rondinella, 5% Croatina, dopo la fermentazione malolattica affina in acciaio per 6 mesi e
riposa in bottiglia per altri 6 mesi prima della commercializzazione. Esordisce con un colore rosso rubino brillante, profumi fragranti, intensi di frutti rossi tra cui la ciliegia. All’assaggio è stato asciutto, armonico, fresco, di buona persistenza.

L’Imperfetto Valpolicella Classico Superiore DOC2015, da uve 50% Corvina, 20% Corvinone, 25% Rondinella, 5% Croatina che sono dopo la raccolta in parte pigiata subito e la restante viene fatta appassite in fruttaio fino a novembre. Durante la vinificazione il vino ottenuto dalle uve fresche a settembre viene assemblato con quello da uve passite vinificate a novembre con una successiva fermentazione malolattica.  In seguito affina in botti grandi di rovere per 6/8 mesi e 
riposa in bottiglia per 3 mesi. Il vino era nel calice con un colore rosso rubino intenso, profumi netti di frutta rossa matura, tra cui l’amarena, sentori di spezie tra cui tabacco e vaniglia.
 All’assaggio era rotondo, morbido e armonico. Nel frattempo la cucina propone un risotto milanese al salto, equilibrato con L’Imperfetto.I vini della Valpolicella secondo Buglioni

L’assaggio successivo è stato con il Valpolicella Ripasso “Il Bugiardo”. Ottenuto da 60% Corvina, 20% Corvinone, 10% Rondinella, 5% Croatina, 5% Oseleta. Dopo la vendemmia manuale, di grappoli scelti a fine Settembre, una parte delle uve viene vinificata immediatamente dopo la raccolta mentre la rimanente viene messa ad appassire in fruttaio fino a novembre. Dall’uva vinificata fresca si ottiene un vino destinato alla tradizionale tecnica del Ripasso sulle vinacce. L’uva appassita viene vinificata a novembre e fatta macerare per 20 giorni a contatto con le bucce prima del successivo assemblaggio del vino ottenuto da uve appassite con quello ripassato.
Dopo la fermentazione malolattica il vino matura in tonneaux e botti grandi per 12 mesi, prima di affinare in bottiglia per 6 mesi. Nella degustazione dopo un colore rubino deciso, aveva profumi ampi ed eleganti di frutta rossa matura e spezie, con leggero sentore di vaniglia, tabacco e cacao.
 Il gusto era persistente, caldo, avvolgente e vellutato.

Perfetto con il “Coniglio in porchetta” dello chef assaggiato anche con l’Amarone “Il Lussurioso” Amarone della Valpolicella 2013 da uve 60% Corvina, 20% Corvinone, 10% Rondinella, 5% Croatina, 5% Oseleta.  Dopo la vendemmia manuale, di grappoli scelti nella seconda metà di settembre, con lento appassimento in fruttaio fino a gennaio. Dopo la pigiatura e diraspatura delle uve appassite in gennaio, successiva fermentazione a temperatura controllata di 24°C, macerazione del mosto per 25 giorni, viene eseguita la fermentazione malolattica. Per l’affinamento il vino matura in tonneaux e parte in botte grande per 30 mesi, prima di affinare in bottiglia per 12 mesi. Il colore nel calice è rosso rubino intenso, con sfumature granate. 
I sentori eleganti di frutta surmatura e spezie dalla vaniglia, al tabacco, cacao e liquirizia.
 Il gusto era pieno, vellutato, avvolgente, morbido nella sua decisa gioventù.


In abbinamento lo chef Provenzani ha deliziato gli ospiti con un colpo di teatro e il piatto “Smoke” ovvero un cilindro croccante ripieno di cremoso al tabacco aromatico, su gelato fior di panna e crema inglese al caffè !!
«Dal 2009 – ha concluso Mariano – non utilizziamo più la barrique per l’Amarone e abbiamo ridotto i tempi di appassimento a un massimo di 2 mesi e mezzo. I vini riposano per 18, 22 e 26 mesi in tre tipologie diverse di legno. Il risultato è un Amarone privo di tannicità pronunciata, con solo 5 grammi litro di residuo zuccherino. Caratterizzato da una bevibilità estrema, si concede ad abbinamenti impensabili come gli scampi crudi, il filetto di branzino ».

di Giovanna Moldenhauer

Print Friendly, PDF & Email
By | 2018-10-08T16:01:27+00:00 ottobre 2018|I luoghi del bere, Slide|