La Cantina Sociale di Carpi e Sorbara e i suoi lambruschi di Sorbara e Salamino

La Cantina Sociale di Carpi e Sorbara e i suoi lambruschi di Sorbara e Salamino

La Cantina sociale di Carpi e Sorbara ha una produzione vinicola incentrata soprattutto sui Lambruschi dal Sorbara al Salamino, ma non solo anche Maestri, Marani e Viadanese

La Cantina fra le più antiche d’Italia, con la sua fondazione nel 1903, è una cooperativa con 1.100 soci produttori e una capacità produttiva di circa 450.000 ettolitri di vino all’anno, che sa vinificare il Lambrusco con antica sapienza. Le moderne tecnologie hanno permesso di migliorare costantemente la produzione offrendo vini di alta qualità. La cantina ha fatto costanti sforzi di adeguamento produttivo, orientando la propria attenzione verso una fascia di alta qualità vinicola, rivolta a una clientela esigente e competente. Il risultato, oggi, è che i vini, grazie alle moderne tecnologie produttive , sono particolarmente curati per le loro caratteristiche organolettiche. Infatti trovano l’apprezzamento di tanti estimatori, i quali sanno che i lambruschi rappresentano un lavoro paziente e fedele a una tradizione, che ha ispirato e continua ad ispirare tutta la filosofia produttiva di questa realtà così importante nel panorama enologico.

L’idea di vinificare il Sorbara in purezza è abbastanza recente. Poter scegliere tra le uve dei 2.300 ettari coltivati dagli oltre mille soci della cantina significa poter garantire ogni anno una selezione di Sorbara di grande pregio. Su questa possibilità di controllo della filiera è nato, con la vendemmia 2012, Omaggio a Gino Friedmann. “Questo progetto è un connubio di passato e presente. Da un lato esalta la classica identità del Sorbara, come dimostra anche la scelta di utilizzare la vecchia etichetta della cooperativa – spiega Carlo Piccinini, vicepresidente della Cantina di Carpi e Sorbara – dall’altra appare significativa la modernità di un vino verticale e purissimo nel linguaggio”.

Questo articolo recensisce le due diverse espressioni del Lambrusco di Sorbara, Omaggio a Gino Friedmann, sia come rosso secco frizzante, vinificazione in rosato, lunga rifermentazione per la presa di spuma e sosta sulle fecce fini del metodo Martinetti, chiuso con la tradizionale gabbietta, sia come rosso secco frizzante ma con una vinificazione in bianco e lunga rifermentazione in bottiglia per la presa di spuma, chiuso con un tappo di sughero definito raso e uno spago per assicurare il tappo.

Il Lambrusco di Sorbara si ricava dall’omonimo vitigno. Il grappolo è spargolo a forma conica, con acini sferoidali e a seconda dell’annata, si presenta più o meno acinellato ovvero con un’anomalia floreale che provoca una sensibile perdita di prodotto causato da un polline più o meno sterile. In alcune annate si verificano perdite produttive che superano i due terzi del raccolto, ma d’altra parte è la caratteristica che contribuisce a renderlo unico, facile da ricordare e soprattutto pregiato. La produzione è sempre molto scarsa e in certi anni avara, ma se la quantità difetta la qualità invece è sempre elevatissima. Per facilitarne la fecondazione, viene coltivato con una percentuale di Lambrusco Salamino posto fianco a fianco nel medesimo vigneto.

Omaggio a Gino Friedmann ha più volte conquistato i 3 bicchieri assegnati dalla guida del Gambero Rosso (edizione 2015 Martinotti con tappo chiuso dalla gabbietta; edizione 2016: rifermentato in bottiglia e chiuso con lo spago; edizione 2017 Martinotti). E’ stato premiato sulla Guida L’Espresso e pubblicato in copertina da Wine Spectator, in evidenza fra i Top 100 Best Buys del 2017.

Nel calice il metodo Martinotti presenta un colore rosso rosato leggermente scarico, tipico del lambrusco di Sorbara, una spuma persistente e fine. Vino frizzante ha un profumo di frutta bianca e fiori. In bocca presenta un sapore vivace, sapido, asciutto di buona persistenza.

Il rifermentato in bottiglia ha lo stesso colore del precedente, con una spuma persistente, fine e si presenta lievemente torbido visto la presenza dei lieviti non sboccati. Vino frizzante con profumo di frutta bianca, di fiori, di lieviti. All’assaggio ha un sapore vivace, sapido, asciutto con fondo di lievito e una buona lunghezza.

Si chiama invece Dedicato ad Alfredo Molinari la nuova interpretazione della Cantina di Carpi e Sorbara che si inserisce nel solco della tradizione elevata a innovazione, in un percorso volto alla ricerca della massima qualità. Dopo l’ormai pluripremiato Lambrusco di Sorbara “Omaggio a Gino Friedmann”, dedicato a un’altra figura storica della cooperazione e della viticoltura locale, il progetto di valorizzazione della storia del lambrusco arriva questa volta a toccare la sua anima più ricca, nel colore così come nella spuma, nell’approccio al palato così come nell’intensità olfattiva. Dedicato ad Alfredo Molinari è, infatti, un Lambrusco Salamino di Santa Croce DOP Rosso Secco Frizzante che ben interpreta l’anima più carnosa ed esuberante del Lambrusco. La vinificazione del vino da uve 100% Salamino di Santa Croce, coltivate nei comuni di Carpi, Concordia e Soliera, è ottenuto con vinificazione in rosso, criomacerazione sulle bucce e rifermentazione per presa di spuma.

Il Lambrusco Salamino di Santa Croce deriva dall’omonimo vitigno. Il grappolo è piccolo, cilindrico, sottile compatto e serrato. Gli acini di grandezza non uniforme sono sferoidali, con buccia pruinosa blu-nerastra consistente; la polpa è succosa. La sua produzione è ricca e constante e le sue uve raggiungono la maturazione nella prima decade di ottobre, dopo aver immagazzinato la luce del sole estivo e autunnale. Ha origine dai terreni del carpigiano e dai contigui terreni della bassa modenese. Il Lambrusco Salamino di Santa Croce deve il suo nome all’omonima frazione del Comune di Carpi, che sembra sia stata il centro di diffusione di questo vitigno in tutto il territorio della provincia Modena e confini. I terreni che lo ospitano sono generosi e dotati di buona fertilità, grazie anche all’incessante lavoro dell’uomo per oltre due millenni.

La degustazione vede un colore rosso scuro con una spuma persistente e vivace. Vino frizzante ha un profumo di frutta rossa spiccato, un assaggio di corpo, pieno, intenso dalla moderata alcolicità, con una lieve sensazione di dolcezza dovuto al residuo zuccherino di 8 grammi per litro.

di Giovanna Moldenhauer

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By | 2018-12-23T11:28:59+00:00 Dicembre 2018|I luoghi del bere|